E’ MEGLIO UN IMBIANCHINO DI LE CORBUSEIR

PERCHE’ GLI EDIFICI MODERNI SONO BRUTTI?

Pionere nell’uso del calcestruzzo armato e uno dei padri fondatori dell’urbanistica moderna. Si parla spesso del fatto che la modernità abbia portato con sé un dubbio gusto e ci domanda come mai gli edifici contemporanei non seguano i fasti e le armonie delle costruzioni antiche, ma siano, di fatto, “brutti”. E’ un problema di conoscenze? Di tecniche andate perdute? Di tempistiche e necessità produttive? Niente affatto, si tratta di una scelta stilistica e di una visione del mondo, abominevole, che in parte dobbiamo a Le Corbusier.

“Deduco da una frase del Vangelo, che è meglio un imbianchino di Le Corbusier” cantava il maestro Franco Battiato nella sua canzone Magic Shop. E non a torto. Vediamo perché…

Famoso è il progetto di Le Corbusier di ricostruire Parigi, preferibilmente senza nessuna persona, perché non sarebbero degne di vivere nei suoi edifici. Leggendo il saggio “verso un’architettura” ci si rende conto di trovarsi non davanti ad un libro, ma ad una serie di ordini, ordini di un totalitarismo. 

Eppure Le Corbusier parlava di un’architettura su scala umana. Mutuando la filosofia antropocentrica propria dei pensatori dell’antica Grecia, del Rinascimento e dell’Illuminismo, Le Corbusier, fermo nell’opinione che «si deve tentare di trovare sempre la scala umana» e che «l’architettura è l’attività che produce popoli felici», si interroga su come possa esser raggiunta la felicità in un’epoca dove gli architetti, avviluppati negli sterili e conformisti accademismi delle scuole, si crogiolavano nelle forme dell’art nouveau e si abbandonavano a calligrafie esuberanti, producendo veri e propri misfatti estetici e rivelavano incapaci di rapportarsi con la realtà circostante. Se l’architettura del XX secolo era «in penoso regresso», secondo il giudizio di Le Corbusier, era proprio a causa di questa convulsa e superflua tendenza all’ornamentazione.

Critica fortemente gli architetti dunque, e le loro tendenze estetiche privi di risultati. Diceva che non vi erano soldi da spendere per riprendere gli antichi fasti. Esalta invece, gli Ingegneri:

In contrapposizione ai deliri decorativi messi in essere dalla mediocre architettura novecentesca Le Corbusier pone gli ingegneri, figure già paradigmatiche dell’Ottocento, i quali – anche se in modo inconsapevole – producevano edifici esteticamente validi: generano, in un certo senso, bellezza in maniera del tutto inconscia, in quanto non consideravano la casa come un pretesto per sperimentazioni ornamentali, bensì come un prodotto edilizio le cui caratteristiche vanno strettamente connesse alla soluzione di problemi funzionali e meccanici. Fu per questo motivo che Le Corbusier volle riabilitare l’estetica degli ingegneri in quanto concepita secondo una «modernità priva d’intenzionalità stilistico-estetica, scaturita direttamente dal corretto svolgimento di problemi ben posti»

A questi criteri funzionalisti, ad esempio, rispondono tutte quelle macchine, come i piroscafi, gli aerei, le automobili, elevate da Le Corbusier a simbolo del proprio Zeitgeist, le quali con il loro rigore funzionalista esercitano delle suggestioni che è corretto e, anzi, conveniente trasporre tout court in architettura. Non a caso, in Vers une architecture Le Corbusier propone raffronti grafici inizialmente giudicati inaccettabili, se non blasfemi, dove a un’immagine del Partenone corrisponde in basso quella di un’automobile, «perché si comprenda che si tratta in campi differenti di due prodotti di selezione, l’uno realizzato compiutamente, l’altro in una prospettiva di progresso», osserva l’architetto, concludendo poi: «Allora restano da confrontare le nostre case e i nostri palazzi con le automobili».

Quindi si arriva a paragonare uno dei più grandi templi Greci all’automobile, fino a giungere nel dire che “Une maison est une machine à habiter”, ovvero la casa è un’automobile da abitare”. Concetto al quanto discutibile, soprattutto oggi, soffocati come siamo da questa retorica, in cui l’umanità viene ricercata nel tentativo di una riappropriazione personale degli spazi. 

In definitiva, sebbene molto di ciò che Le Corbusier teorizzò possiede un incredibile ordine e precisione intellettuale, le sue son teorie con poche falle, i risultati concreti a cui esse giungono sono da considerarsi abominevoli e di fatto la decisione di rendere molti dei suoi edifici patrimonio dell’umanità alla vista degli stessi, fa storcere molto il naso. 

Ecco alcune foto: https://www.ilpost.it/2016/07/18/le-corbusier-unesco/

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