I concetti perduti: LA MAGIA DEL DONO 

Il dono è diverso dalla concessione, dal prestito e dalla stessa donazione. Ma è diverso anche dal regalo e dal sacrificio ( o offerta).

Regalo

dal latino medioevale “regalare” = rendere omaggio al re (soprattutto attraverso le “regalie”, cioè i diritti spettanti al re). Le regalie erano obbligatorie, perciò non erano doni Quanti “regali” odierni sono doni, cioè veramente liberi?

Sacrificio ( o offerta)

(sacrum facere = rendere sacra qualcosa, offrendola alla divinità):

spesso animali (parti =sacrificio; interi = olocausto), talvolta essere umani. E’ presente in tutti i popoli e testimonia, anche se in forma larvale e per noi in modo brutale, il bisogno di ricambiare ( per i doni ricevuti, o per la protezione da ottenere, o per la colpa da cancellare). Il sacrificio tuttavia non è un dono, ma una offerta, nel senso che la “cosa” data viene offerta ossia ceduta, consumata, perduta. Perciò sacrificio è un termine connotato da sofferenza, privazione, espiazione ecc..

Col dono invece la parte di noi stessi donata non solo non viene perduta, ma si moltiplica in colui che la riceve (che poi la riverserà ancora moltiplicata in colui che l’ha donata per primo, attraverso il movimento del “ricambiare”).

Concessione = è un dare non paritario: sia nel senso che il più forte dà esigendo una controparte, e sia nel senso che il più debole accetta per costrizione o per necessità o perché così è stato deciso da altri.

Donazione = è un dare che non mette in movimento il ricambiare proprio del dono.

Prestito = è un dono nel gesto, non nel contenuto.

Il dono come gratuità non va inteso come gratuità assoluta, incondizionalità assoluta, disinteresse assoluto: ma solo come gratuità secondo l’avere, ossia come assenza di interessi secondo l’avere. Infatti in se stesso il dono è un’apertura all’altro per un’apertura dell’altro a sé; il dono è un ponte e come tale è reciprocità.

Il dono è lo strumento che crea e alimenta la relazione, il legame, l’inter-esse (cioè lo stare in rapporto).

Il dono cerca l’interesse secondo l’essere, non l’utilitarismo dell’avere. Inoltre il dare senza bisogno di ricevere non è un dono, ma “essenza del potere” (U. Galimberti).

L’incondizionalità che fosse anche secondo l’essere, non sarebbe vera gratuità, ma disinteresse, superbia e disprezzo narcisistici.

Molti concetti di “Dio” possono essere visti come proiezioni di questa mostruosità (ritenute pure e sublimi descrizioni di un dare “puro”) dell’uomo in preda all’assoluto. Il dono invece è un puro dare, non un dare puro.

Il dono attraverso gli oggetti è sempre un dono di se stessi all’altro, per creare incontro, fiducia e apertura reciproche, amicizia e aiuto, compresenza affettiva ed esistenziale.

Il dono vero è capace di trasformare l’essere in avere e l’avere in essere.

Perciò il dono è la circolarità delle tre gratuità o Grazie o Cariti:

Aglaia (ornamento), Eufrosine (gioia), Talia (pienezza ) = dare -ricevere – ricambiare.

DARE, RICEVERE, RICAMBIARE

Il vero dare favorisce ed è favorito dal piacere di ricevere.

Il vero donatore accende di piacere il donatario, il quale, a sua volta, ricevendo con gioia, conferma ed amplia il piacere di donare nel donatore.

Il ricevere con gioia e gratitudine è il secondo momento necessario del dono secondo l’essere.

La gioia e la gratitudine del ricevere crea nel beneficiato la voglia e il piacere del controdono, cioè del ricambiare, il quale è il terzo elemento necessario della natura circolare del dono.

Per questo il puro dare non equivale a un dare puro. Un legno che viene acceso partecipa il suo calore al legno che lo ha acceso, facendone aumentare la fiamma.

Nella mentalità della vita come merce e come diritto sulla quale purtroppo siamo fondati, è difficile capire e non fraintendere la libertà obbligata (o l’obbligo libero) del ricambiare.

Ricambiare non è ricompensare, restituire, disobbligarsi, diventare pari e così essere a posto, non avere pendenze e dipendenze.

Ricambiare è un altro donare, è il donare del beneficiario, il quale così diviene un nuovo donatore, mentre il primo diviene il nuovo beneficiario.

OBBLIGO LIBERO DEL RICAMBIARE

Se invece usciamo dalla mentalità dell’avere (diritto e merce) ed entriamo in quella dell’essere, allora è pienamente comprensibile

l’obbligo libero, o necessità libera.

Il sole primaverile fa sbocciare una rosa. La rosa è obbligata a fiorire non per costrizione esterna, ma per la struttura interna del suo essere.

Ciò che per una rosa possiamo chiamare obbligo spontaneo, per l’uomo possiamo chiamarlo obbligo libero.

Se una persona, attraverso un oggetto, fa dono della sua fiducia, della sua accettazione e del suo amore, fa come il sole con la rosa: accende nell’altro il desiderio di aprirsi con fiducia, accettazione e amore, cosa che (nell’uomo) viene confermata (o meno) dalla sua libertà decisionale Perciò parliamo di un obbligo (perché è nella struttura interna dell’essere dell’uomo aver bisogno e aprirsi alla reciprocità, pena la propria morte), ma libero (perché l’uomo ha il potere di assecondare o meno questo suo essere). L’obbligo libero del ricambiare va inteso ed è comprensibile solo secondo la linea del (proprio) essere (interno); perciò non è una costrizione (esterna).E poiché il ricambiare non è che un altro vero e proprio dono, esso deve essere fatto quando e come si vuole, con la gioia di dare che è il profumo che allieta chi dà e chi riceve.

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