La prima presidente per un Messico che cambia

È Claudia Sheinbaum, ex Governatrice della capitale città del Messico, che alle presidenziali del 2 giugno ha sconfitto Xòchitl Galvez, candidata dell’opposizione Ferza y Corazón por México, in un’elezione che passerà alla storia sia per le sue protagoniste che per la violenza dei cartelli.

Le candidate

Claudia Sheinbaum ha 61 anni, è nata a Città del Messico e prima di entrare in politica era una nota ingegnera energetica e ambientalista. Durante queste elezioni è stata la candidata designata di Morena, il partito populista di sinistra dell’ex presidente Aleix Obrador il quale, pur godendo di una grandissima popolarità nel paese, non ha potuto ricandidarsi visto il vincolo costituzionale del mandato unico. Sebbene ci siano state molte controversie legate al voto per la nomina di Sheinbaum, lo stretto legame che la lega ad Obrador e la sua figura dinamica ed esperta le hanno garantito una schiacciante vittoria con oltre il 60 % delle preferenze, secondo le prime stime.

Tale cifra avrebbe potuto essere addirittura maggiore se sull’altro versante non ci fosse stata una sfidante altrettanto apprezzata: la senatrice Xóchitl Gálvez. Sessant’anni e di provenienza indigena ha guidato la coalizione centrista, raccogliendo tutti i partiti tradizionali della politica del paese e impostando la campagna presentandosi come donna dal basso, austera e impermeabile al compromesso.

Una sfida tra due donne forti, insomma, in una cornice come quella messicana che negli ultimi anni è stata un perfetto esempio di dinamismo sociale e politico.

Storia di un paese che cambia

Le elezioni del 2018, infatti, furono una sorpresa per gli analisti di tutto il mondo vedendo un inaspettato trionfo di Morena e del suo candidato di punta: Andrès Manuel Lòpez Obrador. Forte di un solido 53,3 % Obrador, storica leva della sinistra messicana, si è scagliato con forza contro quelli da lui definiti come “i partiti della casta”, contrapponendogli il proprio personale progetto politico: la cosiddetta “Cuarta Revolucion“.

Le politiche di AMLO (acronimo identitario lanciato dal presidente stesso), che puntano a conciliare la lotta alle elites con misure di assistenza alle frange più povere della popolazione, hanno visto un progressivo accentramento di poteri nelle mani statali sia sul fronte economico che in politica interna. Per tale ragione alcuni osservatori hanno parlato di lui come di un leader populista con uno stile aggressivo e intimidatorio, che spesso si è scontrato con oppositori politici, stampa e Corte Suprema. (https://www.theatlantic.com/ideas/archive/2023/02/mexico-democracy-autocrat-andres-manuel-lopez-obrador/673137/)

From the start of his presidency, AMLO has displayed little regard for democratic norms. At the podium in hours-long press conferences every morning, he attacks journalists and columnists not toeing his line. He lashes out at non-governmental organizations and civil society movements.”

(https://www.cfr.org/article/mexicos-democracy-crumbling-under-amlo)

La grande sfida della presidente entrante, dunque, starà nel ripristinare la reputazione internazionale del governo messicano, grazie alla sua figura mite e professionale, senza però disperdere l’enorme credito di carisma accumulato in questi anni da Obrador e dal suo partito.

Le sfide

Come detto, il Messico è un paese con un tessuto sociale in profondo mutamento, e tra onde di modernizzazione e vecchi problemi mai realmente risolti, le sfide da affrontare sono molteplici.

Nonostante il paese abbia mostrato una discreta crescita economica negli ultimi anni (https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-2024-dellamerica-latina-159186), esso rimane ancora indietro su alcuni temi chiave e quello che si è preso maggiormente la scena durante la campagna elettorale è senza dubbio l’ambiente. Il Messico, infatti, ha un disperato bisogno di fonti alternative di energia, visto il pessimo stato in cui versa la compagnia petrolifera statale, e sta cercando di usare questa svolta green anche per ricamare i tesissimi rapporti con gli Stati Uniti, intaccati dalla crisi migratoria e dalla recente epidemia di Fentanyl dilagata nel paese. La sfida del nuovo Governo sarà conciliare riforme economiche con politiche più sostenibili dal punto di vista ambientale, in virtù dei grandi programmi di spesa e assistenza per i meno abbienti che sono centrali per l’elettorato di Morena.

Inoltre, Il movimento dei “pañuelos verdes”, dal nome dei fazzoletti verdi sventolati durante le marcie pro-choice, sta ottenendo risultati storici nella lotta per i diritti delle donne in Sudamerica, generando un aspro conflitto con le comunità cattoliche ed evangeliche sul territorio. A settembre 2023 la corte costituzionale messicana ha rimosso il reato di aborto dal codice penale federale, permettendo, a chiunque lo richieda, l’accesso alle pratiche abortive in tutte le strutture del servizio sanitario pubblico. Tuttavia, le condizioni delle donne nel paese sono ancora estremamente precarie, sia in termini di occupazione che di parità salariale e il tema delle pari opportunità è stato, per la prima volta, centrale in campagna elettorale.

Infine, un problema mai tramontato è quello della violenza dei cartelli del narcotraffico, che in Messico uccidono trenta mila persone ogni anno e ne costringono ancor più alla fuga, cercando riparo oltre la pericolosissima frontiera statunitense. All’inizio del suo mandato nel 2018 Obrador aveva tentato un approccio basato sullo sviluppo sociale per contenere il dilagare delle bande armate, allentando la presa militare sui narcos. Questa strategia, denominata “abrazos no blalazos” (Abbracci non proiettili) si è presto rivelata fallimentare, aumentando il tasso di espansione e influenza dei narcotrafficanti nella regione e finendo per limitare l’indipendenza dei corpi speciali di polizia. Lo stato di costante incertezza e di continua violenza ha ovviamente serie ripercussioni anche sul corretto svolgimento delle elezioni democratiche: secondo un conteggio effettuato dal Seminario sulla Violenza e la Pace del Colegio de México, tra settembre 2023 e il 15 maggio 2024, 30 aspiranti a cariche elettive sarebbero stati assassinati nel Paese e 487 sono attualmente sotto scorta o protezione. (https://www.ilpost.it/2024/02/25/messico-narcos-amlo/)

Confini e prospettive

In conclusione, il Messico è un crocevia fondamentale dal punto di vista geopolitico, un punto di incontro tra mondi diversi e culture politiche antitetiche. Un paese tanto importante quanto popoloso in cui le tendenze globali si mescolano ai problemi locali, generando un laboratorio di conflitti e di idee da tenere d’occhio anche negli anni a venire.

La biblioteca centrale della Università centrale autonoma del Messico (UNAM), la più grande dell’America latina.

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