Lo bevo amaro / in una tazzina po’ rotta

Mi sveglio sempre presto la mattina e cerco gli occhiali, non li trovo mai.
Non li trovo e cerco un po’ la forza di alzarmi, la trovo nella finestra che lascio aperta, perché così il sole della prima ora mi spacca la faccia e mi alzo, perché così questa luce la vedo un po’ meno.
Quindi il sole mi spacca la faccia, io inizio ad odiare un po’ il mondo, ma poi mi alzo e vado a fare il caffè, in quella moka minuscola in cui ripongo la speranza di avere una giornata migliore del mio risveglio.
Vado in cucina e ho la vista ancora un po’ annebbiata, allora mi metto a cercare qualcosa da mangiare, poi mi ricordo che non ho fatto la spesa e dico ‘cazzo’, ah no, forse cazzo non dovrei dirlo, mi sono ripromesso di scrivere con meno parolacce, però la situazione lo richiede quindi penso ‘cazzo dovevo fare la spesa’.
Faccio la moka e la verso il caffè in una tazzina un po’ rotta.
Guardo questa tazzina un po’ rotta e penso che un po’ rotto lo sono anch’io e che mi rompo sempre un po’ più spesso.
Penso che a farmi sentire rotto non è solo il peso che non mi fa svegliare la mattina, che a farmi sentire rotto è quella corsa con cui provo a prendere il bus, ma alla fine lo perdo sempre.
Mi sento rotto quando sbaglio il passante della cintura, quando quella moka che la mattina mi da forza non la chiudo bene e sporco il piano cucina e poi chi la sente mia sorella per aver sporcato.
Mi sento rotto quando prima di iniziare veramente la giornata vado a fare la spesa e prendo tutto, ma tutto, tranne cerali e latte.
Capisco che la mattina seguente sarà altrettanto difficile.
Mi sento rotto quando mi faccio la barba e un lato esce da Dio -ma quanto sono bravo perché non faccio il barbiere?- e l’altro invece viene uno schifo e sembro quello che alle Olimpiadi si è presentato mezzo sbarbato.
Ma io, le Olimpiadi, non credo che le farò mai.
Mi sento rotto quando quel sorriso di cortesia, che dovrebbe essere il mio abito più consumato, proprio non riesco a farlo e allora tutti mi chiedono se è tutto a posto, se sono scocciato, se è successo qualcosa.
Mi sento rotto, come quella tazzina in cui ripongo le speranze che la giornata sia migliore del risveglio, quando ascolto ciò che succede alle persone a cui voglio bene ma io ciò che succede a me non so proprio raccontarlo e poi va a finire che le persone a cui voglio bene non mi conoscono mai davvero.
Succede che custodisco tutto le cose che vivo come quel personaggio di Oceano Mare di Baricco custodisce quelle lettere per l’amore che verrà. Ma lui fa una cosa bella, io le chiudo dentro e poi non so se le racconterò mai a qualcuno.
Mi sento rotto quando cazzo, non dovrei dire cazzo, tu sei lì e io posso e voglio provare a regalarti un pezzettino di me, ma l’amore non l’ho mai saputo maneggiare, che poi per me l’amore è quella moto che ho sempre sognato ma che ho guidato sempre male, cadevo un paio di volte e non ci salivo più perché avevo paura.
Mi sento rotto perché prima l’amore era un po’ un mio distintivo, era forza trainante, ma adesso ho fatto vincere le ingombranti domande della mia mente sui vivaci sogni del mio cuore e di sognare credo di non essere più tanto capace.
Magari poi il modo lo trovo, tu me ne dai un paio se ci penso, non si sa mai.
Mi sento rotto quando mi cerco e non mi sento, quando perdo il contatto con me stesso e con tutto il resto, quando penso che peggio di così non possa andare ma poi va sempre peggio.
Penso che mi sento rotto quando inciampo, quando bevo e quando fumo, quando cerco e trovo in te un bagliore di un vecchio me che vorrei tanto tornare ad essere.
Mi sento rotto quando mi sento marcio, quando mi sento un santo, quando tiro un po’ le somme e quando non cerco di sentirmi meno rotto.
Poi però penso che rotto lo sono un po’ da sempre, come quella tazzina in cui verso il caffè e le mie speranze, ma mi rendo conto che anche quella tazzina è rotta da un po’, ma non si è mai rotta del tutto.
Allora mi dico che sono contento di essere rotto, perché nemmeno io mi sono ancora rotto del tutto, quindi verso il caffè cercando di non sporcare nulla.
Lo bevo amaro,
è sempre buono.

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