Requiem aeternam poesi

La poesia è morta! E noi l’abbiamo uccisa.
Noi, assassini di tutti gli assassini, abbiamo ammazzato la poesia con il nostro amore.
Restano vuoti i libri in brossura e i quaderni rilegati in pelle: l’inchiostro per me ha smesso di scendere. Non una parola, non scriverò più. Rinuncio alla poesia nel momento stesso in cui rinuncio a me stessa, per amare te.

Da quando ho iniziato ad avere un’idea tutta mia di cosa volesse dire stare al mondo, ho cercato di imporre la mia violenza sull’universo per modellarne i margini a mio capriccio. Ho tracciato contorni nuovi, spostato confini, cancellato limiti, dando una forma alle cose attraverso le mie parole.
Ho scritto delle nuvole, di quando le guardi dall’alto e ti senti vivo; di quelle amicizie che avevo lontane, ma che restavano sempre a un millimetro dal cuore.
Ho scritto del mare, di come ho imparato che ci si ritorna sempre, lì, di fronte a quell’immensità che solo a pensarla ti fa paura; dei miei ricordi di bambina, in piedi di fronte a un tavolo ancora troppo alto per me, con le mani in pasta e la mia famiglia intorno.
Ho pianto sulla carta le mie insicurezze, e poi ho anche lasciato al vento pagine piene di sogni. Ho sperato e desiderato a parole e mi sono tolta la poesia dalle dita, per versarla ad inchiostro su di un foglio.
Poi ho conosciuto l’amore e ho smesso di scrivere: ben poco ama colui che ancora può esprimere, a parole, quanto ami. Come fa una frase, che ha un inizio e poi ha una fine, a contenere qualcosa di così grande da sembrare infinito?
Mi sono innamorata e ho perduto le parole.
Ci siamo innamorati e la poesia è finita, morta stecchita.
L’abbiamo ammazzata noi due, che ci siamo fatti altro dalle parole e siamo diventati una sensazione, un profumo, un suono. Siamo diventati altro dalla letteratura, perché la poesia, l’inchiostro, non sarebbe bastato a parlare di noi. Le storie più belle che avevo da raccontare le ho tenute per me: non sono in grado a scriverla, io, una cosa così; gli amori ho paura a macchiarli con l’inchiostro. Ho paura di non usare la penna giusta, di non trovare le giuste parole per lasciare su carta quello che mi porto dentro.
Ogni bacio, ogni sguardo, ogni carezza. I litigi dopo i quali fare la pace era come una benedizione. Ecco, io non sono capace a descriverla una cosa così grande quando la vivo. E forse neppure voglio descriverla. Forse la voglio tenere per me, proteggerla dagli altri perché nessuno possa portarmela via.
Però poi, quando l’amore finisce, trovo sempre le parole.
Rivivo tutto, scrivendo.
Sposto i confini, cancello i limiti, do una forma alle cose e tutto diventa più chiaro.
Quando l’amore finisce, torno alla scrittura per riempire un vuoto, per parlare sopra il silenzio, sconfiggere il tempo e non dimenticare mai; per lasciare una traccia indelebile di quello che c’è stato. Dalla carta non potrà staccarsi mai.
E così, la poesia ritorna ad animarmi le dita.

Nulla esiste di più sacro e grande in tutto il mondo, della poesia. Quando mi lascia da sola, ne sento la mancanza.
Eppure, la preferisco da morta, sanguinante sotto le nostre ginocchia: per te amore la ucciderei mille e mille altre volte. Per te, oh amore, canterei volentieri un Requiem aeternam poesi.

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