La Monogamia

le relazioni amorose cap. 1

Quando parliamo di relazioni che vorremmo avere, la nostra società ci presenta un menù con una sola opzione: la relazione romantica monogama e convivente.

Per essere considerati “normali”, siamo destinati a dover sviluppare sentimenti emotivi e sessuali travolgenti solo per una persona molto speciale, per tutta la vita. Anche se in realtà, si tratta di reprimere tutti gli altri, con conseguenze spiacevoli. Poiché reprimere i segnali di quello che realmente proviamo, con la credenza di occultarli per sempre, provoca il risultato opposto di ingigantirli fino a trasformarli in dei mostri.



Quello che stupisce è che, un accordo che dovrebbe essere naturale, si sta rivelando una tragedia per almeno la metà delle persone. Mentre una parte consistente vive una tranquilla disperazione, solo nelle migliori ipotesi, circa il 15% della popolazione, ammette di essere totalmente soddisfatto.

Coloro che non riescono a sentirsi realizzati in un matrimonio monogamo romantico, vengono diagnosticati una serie di disturbi psicologici: dipendenza sessuale, frigidità o autosabotaggio.

Potrebbe esserci un altro approccio culturale, che stiamo imparando dai difensori dei diritti LGBT, vale a dire che qualsiasi gusto o inclinazione deve essere per definizione accettato e non patologico – tranne nella misura in cui potrebbe ferire chi non vuole o non è consenziente.

Potremmo scegliere di vivere relazioni stabili orientate prima di tutto al benessere dei figli, dove i genitori sono liberi di creare intimità con altre persone. Coppie in cui esiste l’amore ma non deve essere per forza legato al sesso per sempre o allo stesso tetto coniugale.

In amore accettiamo un’assenza di scelta che sarebbe intollerabile in altri ambiti della vita. Accettiamo di indossare un’uniforme che spesso non si adatta alle nostre svariate forme esistenziali.

Un tempo i figli maschi delle classi superiori europee avevano solo due opzioni di carriera: arruolarsi nell’esercito o unirsi alla Chiesa.
Oggi, questa ristrettezza viene considerata una barbara assurdità. Un cittadino medio di un paese sviluppato ha almeno 4.000 opzioni di lavoro tra cui scegliere.

Dovremmo lottare per un’espansione dei nostri “menù d’amore”. Non siamo crudeli, ma incapaci di comprendere i nostri reali bisogni. Occorre difendere educatamente ciò che ci rende felici e di inventare accordi che potrebbero avere
la possibilità di onorare la nostra complessa realtà emotiva.

Per essere considerati “normali”, siamo destinati a dover sviluppare sentimenti emotivi e sessuali travolgenti solo per una persona molto speciale, per tutta la vita. Anche se in realtà, si tratta di reprimere tutti gli altri, con conseguenze spiacevoli.

Il problema è che spesso ciò che ci rende infelici, per una strana distorsione emotiva, è proprio ciò a cui siamo più legati. Elementi tossici come gelosia e possessione vengono figurati come virtù a difesa del sentimento, invece che come sintomi di qualcosa che non va più all’interno della relazione.

A mio modo di vedere sono innumerevoli i fattori storici e sociali che contribuiscono alla definizione della visione stereotipata dell’amore, e quindi alla struttura di “coppia”. Ma in questi non vi è nessuna motivazione biologica.

Anche supponendo che una relazione a due possa classificarsi come la migliore delle soluzioni possibili, la visione secondo la quale l’anima gemella esiste ed un rapporto va prolungato il più a lungo che si può, attraverso la repressione costante di comportamenti giudicati immorali, come dei pensieri dedicati ad un altro potenziale partner, è erronea.

Dovremmo entrare tutti nell’ottica di idea che conosciamo ben poco di quelli che sono i veri ordini dell’amore, e che probabilmente i codici di decodificazione dei nostri sentimenti sono molto più complessi di quello che pensiamo, e spesso pensieri, desideri e azioni condividono dei nessi non-logici ed irrazionali, seppur non meno funzionanti.

In definitiva, oggi più che mai è necessario auto-riflettere sulla nostra condizione amorosa, su quello che sentiamo dovrebbero essere i rapporti sentimentali per noi e non per la società in cui siamo cresciuti. I quali si reggono in piedi solo grazie alle ormai logore travi dell’ipocrisia e della menzogna.

Lo scopo di questa rubrica è proprio questo, fornire nuovo materiale per questa ricerca di nuove forme e invogliare all’analisi dei propri stati d’animo individuali, al di là di ogni conclusione banale e stereotipata. 

Alla base di ciò vi è la sicurezza che molti dei disturbi psicologici individuali e collettivi sono legati ad un’ ignoranza di fondo dei nostri sentimenti e sul loro reale funzionamento.

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